GEPPETTO

regia: Elisa Canessa

con: Federico Dimitri e Andrea Noce Noseda

costumi: Joachim Steiner-Oberndörfer 

disegno luci: Marco Oliani

Geppetto è un falegname. E’ l’ultimo tra gli ultimi. E’ un San Giuseppe ancora più derelitto e umile… Più storto e più solo. Lo zimbello del paese. Eppure Geppetto non si ferma davanti a niente: è portatore di quella incredibile capacità di amare che lo fa andare avanti nonostante tutto e tutti. E’ lui il protagonista assoluto della nostra storia, che parte sì dalla conosciutissima fiaba di Pinocchio, ma ne sposta completamente gli assi per concentrarsi sulla figura di questo padre sui generis, grande simbolo della tenerezza umana.

Pinocchio è un sogno. Una visione.

Pinocchio non esiste. E’ solo un pezzo di legno.

Ma Geppetto non smette mai di cercarlo; sotto ogni sasso, dentro ogni ventre di pescecane…

 

Geppetto è un pazzo?!

Può darsi. Ma il suo inseguire incessantemente un figlio che non esiste ci parla della luminosa resistenza di chi ha votato la propria vita ad un sogno. A prescindere da tutto. Ci parla di chi ha immaginato un’altra possibilità, un’altra vita, nella quale la poesia può sopravvivere ad un mondo insensato e violento.

 

Il palco è vuoto. Come Geppetto, in mano non abbiamo niente. Abbiamo già perso tutto. Tutti i fronzoli e i velluti. Non c’è più neanche una sedia. In scena, solo il profilo di un grande cubo metallico, a rappresentare quel mondo che costantemente tenta di rinchiudere. Come fatto di carta velina, Geppetto muove i propri passi storti e sbilenchi. Disegna itinerari impensabili. Orizzonti. E’ quasi solo fiato. Fiato e cuore. Gli occhi spalancati, sempre proiettati verso il suo sogno. Una voce lo accompagna, ripercorre i contorni sfumati della storia, da corpo a tutti quei personaggi di collodiana memoria che qui vediamo depurati di ogni magia, ridotti a umani tra gli umani, con la loro miseria, la loro violenza, la loro incapacità. Ombre delle ombre. Nella scatola nera del teatro, Geppetto ripesca a fatica brandelli di memoria. Le parole faticano ad uscire. I pensieri si confondono. Ma ha una storia da raccontare. Geppetto è un clown, che ci fa ridere e ci fa piangere. Che cade e si rialza. Cade, e si rialza. Mille e mille volte. Geppetto muore? Geppetto muore. Ma la poesia, no.

 

Una messinscena estremamente minimale, fatta di sola luce. Corpo e voce. Un linguaggio poetico ed evocativo che lascia però spazio anche alla leggerezza, al gioco e all’ironia. Uno spettacolo che parla di rinascita, di cambiamenti e metamorfosi. Geppetto persegue fino all’ultimo i suoi desideri e si ribella al suo destino. Non smette mai di sognare di girare il mondo con una marionetta. Rivendica il suo diritto di essere felice, di amare e di essere amato. Come era successo nell’incontro con Bruno Schulz, alla cui vita e alla cui opera è ispirato il nostro primo lavoro (Bruno, 2013), nella messinscena di Geppetto ritroviamo tutti quei temi per i quali riteniamo che fare teatro, e continuare a farlo nonostante tutto, sia assolutamente necessario. Perché è proprio nel teatro, e grazie al teatro, che ancora possiamo immaginare spazi di liberà.

Dopo Ad esempio questo cielo, Geppetto è la nuova produzione della Compagnia Dimitri/Canessa in collaborazione con Theaterwerkstatt Gleis 5 (CH). Lo spettacolo debutterà in lingua tedesca al Theaterwerkstatt Gleis 5 il 28/29/30 ottobre 2022 e sono già previste altre 8 repliche in Svizzera. Lo spettacolo sarà disponibile per la programmazione italiana a partire da gennaio 2023

 

 

Produzione: Compagnia Dimitri/Canessa, Theaterwerkstatt Gleis 5 Progetto Goldstein e Nuovo Teatro delle Commedie

Con il sostegno di: fondazione culturale del Canton Turgovia, dipartimento culturale città di Frauenfeld e Kulturpool Regio (CH)

 

Organizzazione: Gianni Parrella 

+39 3387865859 gianni.parre@gmail.com